Non dire mai “Maledetti, vi odio!”
Se proprio devi, odiaci uno per volta,
anche nelle maledizioni è più opportuno
essere precisi e informati. E se non hai
niente di meglio da fare che amarmi,
non blandirmi -ti prego- con “Sei un mito!”
o “Sei un genio!” e neppure “Ti adoro!”
perché innalzarmi è solo un altro modo
per tenermi distante e disfarti
dai doveri e dalle responsabilità
che impongono le nostre parole condivise.
Non ti esaltare ma non abbatterti troppo,
-è sconveniente e non vale quasi mai la pena-.
Diffida dei facili esclamativi come del branco,
sia che abbia il pollice verso, sia al cielo.
Rifletti: aderiresti alle nostre parole
anche se tutti ti sputassero addosso,
e schierarti ti danneggiasse? Se sì, allora
quelle parole sono tue, vivono
e si animano. Altrimenti è vana retorica,
fai parte del branco del No, hai il tesserino
della minoranza urlante, speculare
alla grande mandria consenziente.
Non dire: “I politici sono tutti ladri!”
o “Il mio Paese fa schifo!” Milioni di uomini
sono morti per questa tua libertà, non sprecarla
con uno sfogo -li uccideresti un’altra volta-,
in Parlamento un uomo libero c’è sempre;
ma se anche così non fosse, resisterebbe l’idea,
con l’urgenza di eleggerlo: serve il tuo voto.
Lo scontento è una leva non un fine.
Protestare un vizio, se non hai, in coscienza,
un’idea alternativa da porre al servizio degli altri.
Crea, conosci, approfondisci, dubita, leggi,
fai esperienza. Non è vero che: “I giornali
pubblicano tutti la stessa merda”, sbraitare così
è come quando i razzisti dicono che “I rumeni sono
tutti ladri, i cinesi sporchi e i negri puzzano”,
o i maschi terrorizzati si convincono
che “Le donne sono tutte puttane”,
o i nazisti negano l’Olocausto.
Se i giornali davvero ti scontentano,
fondane uno tu, o almeno scrivi
l’articolo decisivo. Altrimenti taci,
sei uguale ai tuoi avversari e francamente
che tu mi dica “Bravo!” è indifferente.
Per ultima cosa, ti supplico: Il “Che fare?”
è più vano, credimi, delle parole che a tuo avviso,
“Sono belle ma non servono a niente”.
Il fare viene da sé, quando un pensiero
è ormai adulto e la parola davvero compresa.
Guardati intorno, è più matura
l’attesa invisibile e immobile
o questo chiassoso fare inconcludente?
Sottraiti al soffocante gioco delle parti,
resisti in disparte, rifletti:
non è questa la nostra commedia;
ma conserva sempre in te stesso
la tua nobile idea di Paese. Il “ Chi siamo?”
è tutto quel che siamo stati, più te.
Appartieniti storicamente
e culturalmente, reggi, distante
dalle luci come dall’ombra; né fama
né clandestinità ti salveranno.
Tuo fratello, anche se non lo vedi, c’è sempre,
lo scoprirai quando sarà il momento
di uscire allo scoperto. Intanto,
manda a memoria i valori in cui hai creduto,
la storia che hanno travisato, le memorie divelte,
le vite bruciate, i destini che hanno deviato,
e tutti gli esseri umani che hai rispettato e amato:
sono le nostre aquile che solcano invisibili i cieli.
Nessuno è morto nessuno è vivo, tantomeno
i demoni e gli dei. Nelle crisi più gravi,
si ricompattano gli spiriti migliori.
Così è sempre stato, fa’ il tuo dovere, osa
e disperditi nel Noi che lotta e ci consola.
Jack Folla